SITUAZIONE DEL NATURISMO IN ITALIA
di Simona Carletti

Un’accurata analisi della situazione del naturismo in Italia, anche solo in questi ultimi anni, non può che prescindere da alcune premesse.
L’Italia è un Paese tradizionalmente conservatore, rimasto sostanzialmente impermeabile alla grande spinta per accogliere il turismo naturista cui si sono dedicati da tempo, anche a fronte di ingenti investimenti, gli altri paesi europei che si affacciano sul Mar Mediterraneo e non solo. La sostanziale arretratezza culturale dell’Italia ha reso e rende assai più difficoltoso il diffondersi del naturismo nel nostro Paese.
La Federazione Naturista Italiana, fondata nel 1964, oggi conta 6 associazioni con diverse sezioni, 8 strutture, 3 tratti di spiaggia ufficialmente destinate al naturismo e circa 25 altre spiagge frequentate con una certa continuità dai naturisti stessi. Il numero, complessivamente esiguo, di associati risulta essere strettamente riconducibile alla scarsa possibilità di esporsi nudi al sole sulle nostre spiagge nonché di disporre di un numero adeguato di strutture ricettive riservate alla pratica del naturismo. La possibilità di praticare il naturismo sulle spiagge rimane, per i naturisti italiani, un aspetto molto importante essendo proprio il mare il luogo privilegiato dagli stessi per le proprie vacanze. I dati che ci giungono dalle strutture naturiste estere ci fanno stimare intorno ai 500.000 gli italiani che, anche solo per le vacanze estive, scelgono di praticare il naturismo prediligendo le coste e le isole della Spagna, della Francia, della Croazia e della Grecia.

In varie località italiane, come detto, vi sono alcune spiagge libere frequentate per consuetudine da naturisti in alcuni casi da oltre trent’anni. In tali luoghi però purtroppo si può ancora incorre nei rigori di una legge repressiva ed antiquata che considera la nudità integrale un qualcosa che può provocare turbamento nella comunità attuale e quindi offensivo del sentimento di pudore dell’uomo medio. Oggi, infatti, nessuna legge tutela il diritto a praticare il naturismo mentre è tutelata l’offesa al comune senso del pudore dall’art. 726 Cp.
Nel 2000 due importanti sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito che non poteva ritenersi un atto contrario alla pubblica decenza la nudità di un naturista in una spiaggia riservata ai naturisti o da essi solitamente frequentata. A tali sentenze è stato fatto riferimento con successo nei casi numerosi di naturisti denunciati per la contravvenzione di tale articolo, i quali sono stati tutti assolti se il fatto avveniva in luoghi frequentati da naturisti per consuetudine. L’assenza di una legge specifica in materia che faccia veramente chiarezza rimane comunque un deterrente in grado di dissuadere molti naturisti, soprattutto famiglie con bambini, poco propensi al rischio di incorrere in una denuncia, una multa o incontri spiacevoli.

Nel 2004, nel corso della precedente Legislatura, l’On. Franco Grillini presenta in Parlamento un progetto di legge sul naturismo che all’art. 2 recita:
“Non costituisce ‘atto contrario alla pubblica decenza’ ai sensi dell’art. 726 del codice penale la nudità integrale in una spiaggia o aree riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata”. L’ottimo progetto di legge, una volta approvato, avrebbe cioè finalmente eretto a legge dello Stato la depenalizzazione della nudità naturista dall’art. 726 anche in tutte quelle aree frequentate da naturisti per consuetudine, oltre al riconoscimento di un diritto e all’incentivazione del turismo naturista. La Legislatura del Governo Berlusconi è terminata nell’aprile del 2006 senza che la proposta di legge fosse stata iscritta all’ordine del giorno della Commissione competente.
La stessa proposta di legge, ora C. 272,  è stata ripresentata dallo stesso Grillini con l’avvio dell’attuale XV° Legislatura del Governo Prodi e attende di essere discussa.
Anche durante l’estate appena trascorsa ancora numerose sono state le denunce o multe elevate ai danni di naturisti e due sono state le Interrogazioni parlamentari presentate al Ministro degli Interni sull’argomento.

Nelle spiagge libere alcuni passi in avanti sono stati fatti e se da un lato il presidio di alcuni tratti di litorale da parte di alcune associazioni naturiste hanno qualificato la frequentazione di tali luoghi, dall’altro esistono luoghi abbandonati a se stessi. La scarsa conoscenza, nonché considerazione, dei valori impliciti della pratica naturista da parte delle istituzioni locali e degli agenti preposti alla sicurezza fanno del problema un serpente che si morde la coda. La carenza di luoghi ufficialmente destinati al naturismo, infatti, costringe gli stessi naturisti a frequentare in clandestinità i pochi luoghi isolati e difficilmente raggiungibili esponendoli a gravi rischi. Da una parte gli stessi luoghi si popolano di strani personaggi attratti dalla nudità altrui (esibizionisti, guardoni, molestatori) che in alcuni casi richiamano interventi della forza pubblica che per assurdo interviene anche a danno dei naturisti. In altri casi, tali personaggi, allontanano comunque i naturisti poiché l’ambiente che si viene a creare non è certo idoneo alla pratica del naturismo e ciò contribuisce enormemente a diffondere purtroppo un’immagine assolutamente distorta del naturismo stesso.

Va inoltre considerato che in alcune regioni italiane le spiagge libere fuori dai centri abitati sono poche, in molti casi completamente assenti. Le coste italiane, a differenza di qualsiasi altro Paese europeo, assumono spesso l’aspetto di un interminabile muro formato da un susseguirsi di stabilimenti balneari, alberghi, ville private ed altro. Lo sfruttamento intensivo delle nostre coste, nel corso degli anni, ha sovrastato completamente quella sana politica tesa alla tutela delle bellezze naturali delle coste ed alla conservazione di habitat naturali e faunistici. Anche da ciò derivano ovviamente le enormi difficoltà di poter ottenere da parte delle istituzioni locali l’individuazione di nuovi spazi destinati al naturismo sui litorali. Quindi, mentre da  un lato le nostre coste sono sempre più minacciate da privatizzazioni e da gravi fenomeni di erosione marina, dall’altro il mondo politico sembra poco o per nulla interessato a riconoscere i diritti di una consistente minoranza ed a incrementare un turismo altamente qualificato particolarmente attento alle tematiche ambientali.
Aumentano invece in Italia le ordinanze comunali che vietano il nudismo per motivi di ordine pubblico in luoghi di frequentazione storica (vedi i casi di Sirolo in provincia di Ancona e di Manerba del Garda in provincia di Brescia).

Sul finire del mese di luglio la regione Emilia Romagna si è dotata di una legge regionale sul naturismo. Una legge che consente ai comuni di destinare ed adibire aree del demanio o di enti pubblici, opportunamente separate dalle altre, alla pratica del naturismo e che prevede la creazione di campeggi, piscine, saune che tengano conto di questo tipo di turismo dando, nel contempo, agli imprenditori che vogliono investire nel settore le opportune certezze.
Analoga proposta di legge è stata presentata nella regione Lazio e vi è l’impegno dell’Assessorato all’Ambiente di portarla in discussione in tempi brevi.
Sempre nel Lazio, questa estate, è stato avanzato dalla nostra associazione un progetto presso il Comune di Gaeta per destinare ufficialmente alla pratica del naturismo un tratto di arenile frequentato dai naturisti da oltre trent’anni presso la bellissima spiaggia dell’Arenauta ed oggetto, negli ultimi tempi, di numerosi tentativi di repressione.
Altre regioni, su richiesta delle associazioni naturiste locali, potrebbero portare avanti progetti di legge regionali ma solo una legge nazionale in materia darebbe reali certezze allo sviluppo del naturismo sia pubblico che privato su tutto il territorio nazionale.

Ciliegina sulla torta, il 21 di settembre di quest’anno è stata depositata dalla III Sezione Penale della Corte di Cassazione la sentenza n.31407 che rimette praticamente in gioco quanto affermato in precedenza dalla stessa Corte. Tale sentenza, che rigetta un ricorso ritenuto giustamente infondato, torna a sostenere la tesi  (in contro tendenza) di attitudine comunque offensiva del nudismo. In particolare si afferma “la nudità integrale può essere tollerata solo nella particolare situazione dei campi nudisti, riservata a soggetti consenzienti, ma non in luoghi pubblici o aperti al pubblico o esposti al pubblico, dove è percepibile da tutti, anche da bambini ed adulti non consenzienti”. E’ ovvio che questa nuova sentenza quanto meno porrà inevitabili problemi di interpretazione ai giudici dei gradi inferiori se il Parlamento non si affretterà a colmare quel vuoto legislativo in cui rischia di rimanere intrappolata per sempre la pratica del naturismo nel nostro Paese.


Rss