

Sessa Aurunca(Ce)- (da red cronac prov) – No alla riattivazione della centrale nucleare del Garigliano(nella foto: veduta aerea della centrale bomba chimica-mostro ambientale) . Passata la prima esultanza per il no al nucleare, espresso nella Finanziaria di fine anno dalla Regione Campania, ad intervenire nel dibattito è Legambiente che non può non manifestare la propria soddisfazione per la presa di posizione dell’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini. “Tutte le associazioni, da Legambiente a WWF, a Cittadinanzattiva, a Italia nostra, tutti i partiti presenti nel Comune, nonché le amministrazioni dei Comuni limitrofi – si legge nel documento di Legambiente – contestarono l’ordinanza di riattivazione del sito nucleare fin dai tempi del governo Prodi. Furono fatti convegni, assemblee pubbliche, ma da parte del Governo centrale, della Regione Campania, della Provincia di Caserta ci fu un silenzio assordante”. Poi, si è giunti ai giorni nostri con il braccio di ferro in atto tra Governo centrale e Regione Campania: “Ebbene, la costruzione del D1 – prosegue la nota – è in avanzata fase di realizzazione con la palificazione già ultimata. Si tratta del primo dei quattro moduli già approvati da Apat (oggi Ispra) nel giugno 2004, con una volumetria totale di circa 44-46mila metri cubi. Tutto ciò in attesa di un improbabile deposito nazionale da costruire non si sa dove, per trasferirvi i rifiuti radioattivi giacenti nel frattempo in questi depositi che andrebbero poi demoliti con uno sperpero di decine di milioni di euro”. Sabato, intanto, è in programma in quel di Sessa Aurunca una manifestazione di protesta – pacifica – ad opera di comitati civici e ambientalisti.(Comunicato da red. prov)
L'UNI CAMPANIA aderisce al movimento per la raccolta firme per i referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua. Finora il movimento ha raccolto più di 250mila firme. Qui trovate la mappa.
L'acqua è madre, non può essere merce per profitti
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I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo lnel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti. Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.
Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.
Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.
Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.
Per conservarlo per le future generazioni.